Cattedrale di Sarzana
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La Basilica

Nota storica
La pianta

LA CAPPELLA SUL LATO SINISTRO DEL PRESBITERIO

Questa cappella, intitolata al Crocifisso, venne edificata in forme barocche nel secolo XVII per conservarvi la Croce di Maestro Guglielmo.
Nel 1712 venne concessa al Cardinale sarzanese Lorenzo Casoni che contribuì a decorarla e ad abbellirla. Sulla parete di fondo spicca la splendida Croce di Maestro Guglielmo, la più antica croce italiana dipinta che ci sia pervenuta.
L'opera, proveniente dall'antica cattedrale di Luni, venne collocata nella cappella nel 1678, trasferitavi dalla Pieve di Sant'Andrea in cui fino a quel momento era custodita; recentemente è stata restaurata presso l'Opificio delle pietre dure di Firenze. Si tratta di una croce dipinta su tela applicata su legno, recante la data del 1138 e la firma dell'autore: Maestro Guglielmo.
II lavoro è ascrivibile alla cerchia lucchese, ma presenta un'esecuzione più raffinata e minuziosa. La maestosa figura del Cristo si staglia sul fondo della croce, più appoggiata che inchiodata. II volto è sereno, gli occhi spalancati, a significare che Cristo e il re vittorioso, trionfatore e vivo.
Mastro Guglielmo: Croce dipinta La Croce è il suo trono. Anche il perizoma che avvolge i fianchi è drappeggiato in modo elegante e fermato da una cintura dorata, in armonia con i tratti regali della figura. Sulla tabella, a destra San Giovanni e una delle Marie, a sinistra la Vergine con un'altra Maria. Entrambi tengono in una mano un panno col quale asciugano le proprie lacrime, mentre con l'altra indicano il Cristo a chi guarda, in un atteggiamento che ricorda quello del tipo iconografico orientale della "Déesis", ossia dell'intercessione.
La Vergine indossa una veste rossa che indica la sua straordinaria vicinanza al divino in quanto madre di Dio (il rosso è il colore del divino e del rango imperiale), mentre un velo blu le copre il capo e le spalle, scendendo fino ai piedi. Il colore blu del "maphorion" - così si chiama il velo nella tradizione orientale ai cui canoni l'opera si ispira - indica la sua creaturalità (il blu infatti e il colore della terra). Sul capo e sulle spalle della Vergine, tre stelle dorate indicano che Ella è vergine prima, durante e dopo il parto.
Nei riquadri sottostanti, scene della Passione. Registro superiore: a sinistra il bacio di Giuda e la cattura di Gesù, a destra Gesù giudicato. Registro mediano: a sinistra la Flagellazione, a destra la Deposizione di Gesù dalla croce. Registro inferiore: a sinistra la Resurrezione, a destra la Deposizione di Gesù nel sepolcro. Nei singoli riquadri sono collocate scritte illustrative.
Sui capicroce laterali: a destra i simboli degli Evangelisti Giovanni e Marco (aquila e leone) e il profeta Geremia, a sinistra i simboli degli Evangelisti Matteo e Luca (toro e uomo) e il profeta Isaia. Sopra il capo del Crocifisso, la data e la firma dell'autore.
Al di sopra, la raffigurazione dell'Ascensione, con Cristo in alto, all'interno della mandorla di luce che ne indica la potenza e la divinità; al di sotto i discepoli e Maria al centro con le braccia in atteggiamento di orante. La rappresentazione dell'Ascensione sulla sommità della croce indica che il Cristo morto, ora, vivo, trionfa assiso alla destra di Dio. In questo senso, la croce di Maestro Guglielmo e una felice sintesi del mistero della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo.
L'esaltazione della croce, così maestosamente realizzata attraverso le dimensioni dell'opera, il vivace cromatismo e la ricchezza dell'ornamentazione, trova il suo senso alla luce della Pasqua e dell'Ascensione al Cielo: da simbolo di morte e di infamia passa a simbolo di vittoria e di speranza. La croce di Maestro Guglielmo è fonte di numerose grazie per i fedeli e oggetto da parte loro di una viva venerazione che dura, inalterata nel tempo, dal secolo XIV ad oggi, in accordo con la tradizione della Chiesa che alla Croce dedica la festa dell'Esaltazione il 14 Settembre.
La Croce, misticamente adombrata nel serpente di bronzo innalzato sul palo da Mosè nel deserto (Nm 21, 4-9) per guarire il popolo dai morsi dei serpenti velenosi, con la morte di Cristo appeso al legno è divenuta per l'umanità strumento di salvezza e di liberazione dai morsi del peccato.
La Croce ci ricorda che Cristo si è fatto obbediente al Padre "fino alla morte, e alla morte di croce" (Fil 2,8) e che essa è la condizione attraverso cui dobbiamo passare per essere suoi discepoli (Mt 16,24); ma se attraverso la prova della croce Cristo è stato esaltato e glorificato, se è morto ed è risorto, siamo certi che anche noi risorgeremo con Lui; se attraverso la sofferenza sulla croce Egli ha salvato il mondo, allora anche le nostre sofferenze, unite alla Sua, acquistano un senso e un valore salvifico.
La grande croce dipinta di Maestro Guglielmo, osservata con l'occhio della fede, sembra essere quasi la traduzione visiva di quanto afferma San Paolo nella lettera ai Galati (6, 14), magnificamente espresso nella liturgia della festa dell'Esaltazione: "di null'altro mai ci glorieremo se non della Croce di Gesù Cristo, nostro Signore: egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione; per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati".
Sulle pareti laterali della cappella, due medaglioni marmorei raffiguranti: a destra Agostino Favorito, prelato sarzanese segretario della Congregazione Concistoriale e a sinistra il Cardinale sarzanese Filippo Casoni, oltre a due busti marmorei di pontefici: a destra, Clemente XI; a sinistra, Innocenzo XI, opera dello scultore carrarese Giovanni Baratta (1670-1747).


Dal discorso del Santo Padre Benedetto XVI del 9 settembre 2007 all'abbazia di Heilingenkreutz in Austria (da l'Osservatore Romano del 10-11 settembre 2007):

La nostra luce, la nostra verità, la nostra meta, il nostro appagamento, la nostra vita - tutto ciò non è una dottrina religiosa, ma una Persona: Gesù Cristo. Molto al di là delle nostre capacità di cercare e di desiderare Dio, siamo già prima stati cercati e desiderati, anzi trovati e redenti da Lui! Lo sguardo degli uomini di ogni tempo e popolo, di tutte le filosofie, le religioni e le culture incontra infine gli occhi spalancati del Figlio di Dio crocifisso e risorto; il suo cuore aperto la pienezza dell'amore. Gli occhi di Cristo sono lo sguardo del Dio che ama. L'immagine del Crocifisso sopra l'altare, il cui originale romanico si trova nel Duomo di Sarzana, mostra che questo sguardo si volge ad ogni uomo. Il Signore, infatti, guarda nel cuore di ciascuno di noi.

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