Cattedrale di Sarzana
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La Basilica

Nota storica
La pianta

LA CAPPELLA DEL TRANSETTO

Questa cappella, dedicata a San Tommaso Apostolo, è ascrivibile alle forme tardogotiche della cattedrale della fine del XIV secolo. Venne trasformata intorno alla meta del Quattrocento in cappella gentilizia da Andreola, madre del Pontefice Niccolò V - sarzanese - e dal fratello uterino Filippo Calandrini, divenuto Cardinale, e consacrata nel 1460.
Esternamente, sulle finte colonne laterali, gli stemmi del Pontefice Niccolò V e del Cardinale Filippo Calandrini. La cappella presenta una bianca volta a crociera con costoloni su cui rimangono tracce di una decorazione a motivi floreali e melograni, e nella cui chiave di volta compaiono, in caratteri gotici, le lettere IHS, le prime tre lettere del nome Gesù in greco, altrimenti interpretate come le iniziali di altrettante parole latine: Iesus hominum salvator, Gesù salvatore degli uomini.
Transetto sinistro Sulla parete di fondo, in alto, si apre un piccolo rosone gotico, mentre le pareti laterali presentano due slanciate bifore gotiche traforate, di cui una cieca per l'addossamento alla parete esterna del corpo di fabbrica che ospita le cappelle della navata.
Al centro della parete di fondo della cappella, si ammira una grande pala marmorea del 1432, eseguita da Leonardo Riccomanni di Pietrasanta su commissione dell'Opera della Cattedrale e già collocata sull'altar maggiore, trasferita in questa cappella per volere del Cardinale Calandrini.
L'opera costituisce un interessante esempio della diffusione del nuovo gusto rinascimentale fuori dalla Toscana. La pala, divisa in tre scomparti, reca in quello centrale la raffigurazione dell'Incoronazione di Maria: davanti ad un tendaggio che fa da sfondo, la Vergine, con le mani giunte e il capo chinato verso il Figlio, viene da Questi incoronata Regina del Cielo e della Terra. Cristo reca sul capo a sua volta la corona che lo indica Re dell'Universo e nella mano sinistra il globo, segno del suo dominio universale.
Al di sopra, l'Eterno Padre, accompagnato da due angeli festanti che suonano corni in segno di giubilo, e dalla colomba dello Spirito Santo che vola in direzione di Maria. La raffigurazione unisce sinteticamente diversi Misteri: l'Incoronazione di Maria, il suo concepimento verginale per opera dello Spirito Santo e la Trinità Divina. A sinistra, i Santi Paolo e Luca, a destra i Santi Pietro e Giovanni. Nel registro superiore, al centro una Crocifissione con la Vergine e San Giovanni, ai lati sei Santi. Sui pinnacoli: al centro, l'Eterno Padre, ai lati San Lorenzo e San Basilio, la Vergine e l'Angelo annunciante. Sulla predella sono rappresentati: al centro, la Pietà, ai lati, quattro Profeti e i quattro Evangelisti.
Ai lati della pala sono collocate due statue marmoree del Sei-Settecento: a destra San Francesco Saverio, a sinistra San Tommaso Aposlolo. Al centro della cappella, sul pavimento, la lastra tombale di Andreola Parentucelli, madre del Pontefice Niccolò V. Sulla parete di destra si ammira una magnifica terracotta invetriata policroma proveniente dall'Oratorio di San Gerolamo e qui trasferita ai primi del Novecento. L'opera è concordemente attribuita al fiorentino Benedetto Buglioni (1461-1521). allievo di Andrea della Robbia.
II bassorilievo, circondato da una ghirlanda di fiori e frutti, raffigura al centro San Gerolamo nel deserto e, nelle quattro formelle della predella, un episodio leggendario della vita del Santo (342-420), conosciuto dal Medioevo attraverso la Legenda Aurea dell'arcivescovo genovese Jacopo da Varagine (secolo XIII). Si tratta di un leone che, essendo stato ferito, sarebbe stato curato da San Girolamo divenendo mansueto.
A questo, il Santo avrebbe affidato l'incarico di portare al pascolo l'asino che trasportava la legna per il monastero. Essendo stato l'asino rubato da alcuni mercanti senza scrupoli, San Girolamo pensò di affidare al leone stesso l'incarico già compiuto dall'asino. Fu così che il leone avrebbe preso a trasportare con grande pazienza la legna per la comunità.
Nella lunetta in alto è rappresentato Cristo sorretto da due angeli, secondo il tipo iconografico dell'"Uomo dei dolori", che mette in risalto l'aspetto sofferente del Cristo durante la Passione. Sulla parete di sinistra una marmorea Madonna adorante il Bambino. Quest'ultima opera, dai caratteri rinascimentali, si compone di due elementi: un bassorilievo riproducente la Vergine che tiene nella mano destra un libricino e una statua del Bambino in fasce adagiata su una piccola mensola sporgente dal muro e addossata al bassorilievo.
II libro che Maria tiene in mano, spesso presente nelle raffigurazioni rinascimentali della Vergine col Bambino, è per tradizione il Libro della Sapienza. II Bambino stringe nella mano destra un cardellino che Gli è simbolicamente collegato a causa della macchia rossa che reca sul capo, macchia che sarebbe comparsa quando, togliendo una spina dalla fronte di Cristo che saliva al Calvario, si sarebbe macchiato con una goccia del Suo sangue.

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